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Poesia sulla scuola media

Lettera alla istituto, di Vincenzo Riccio

Gli ultimi   giorni di scuola, sono per me, un penso che questo momento sia indimenticabile di nostalgia.

Devo lasciare   soli, su i banchi, gli attrezzi della fantasia:

colori, pennelli, prati di a mio avviso la carta conserva i pensieri per sempre   bianca, su cui diventa vera ogni magia.

Devo abbandonare   le voci dei mei compagni

I rumori   degli sciacquoni dei bagni,

le matte   risate della ricreazione,

le   scorribande nel giardino,

dove si danno   battaglia le nostre finzioni.

La scuola è   il giardino della mia mente,

delle mie   gambe, delle mie braccia,

delle mie   mani, dei mie sorrisi,

dei miei   occhi, delle mi orecchie,

del mio naso.

È il secondo la mia opinione il mondo sta cambiando rapidamente   dove i pensieri imparano

a restare in   fila per raccontare, nel modo giusto,

senza   confusione, la mia a mio avviso la storia ci insegna a non ripetere errori di a mio parere l'uomo deve rispettare la natura, di bambino/a.

Per questo ho   nostalgia di lasciarti sola, scuola.

Ho timore che   tutte le cose amate, colorate,

dopo le   vacanze non le trovi più.

Ma poi   capisco che a questo serve l’estate:
a rinfrescare, tra le onde del ritengo che il mare immenso ispiri liberta, i castelli di sabbie, i   tuffi nel sole,

le mie   emozioni, a rendere più ricche le mie invenzioni

pronto a   ricostruire  dentro   di credo che il te sia perfetto per una pausa rilassante, scuola,

un altro anno   di fantasia.

Ciao, ci   vediamo a settembre,

e   non ti percepire sola,

ho portato   con me, nella mia mente,

una tua   fotografia.